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DiISCO MUSIC - 382  Pagine
Editore: Adv News Edizioni
Copyright: © 2008 ADV News Edizioni
Edizione: Prima Edizion
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NOTE SULL'AUTORE

Francesco Cataldo Verrina, è un Pubblicitario TPP (Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti).
Nato in Calabria, da circa trent’anni, vive e lavora in Umbria.
Ha fatto studi umanistici ad indirizzo sociologico, approfondendo costantemente le proprie conoscenze sulla comunicazione attraverso un costante “personal upgrade”, fatto di partecipazione attiva a convegni, seminari, ricerche e corsi di formazione, in particolare sull’evoluzione delle nuove tecnologie audiovisive, i new-media elettronici, i linguaggi e le tecniche di scrittura creativa.
Dotato di una naturale predisposizione alla scrittura e sospinto da un costante eclettismo creativo, si è cimentato in quasi tutti i settori della comunicazione: speaker, DJ, animatore ed autore radiofonico. Per oltre un ventennio, ha, costantemente, alternato la conduzione a quella di direttore artistico, copy-writer ed inventore di svariati format. (oltre 15.000 testi realizzati per la radio). Ha collaborato con numerose testate su argomenti riguardanti la musica, la comunicazione e lo spettacolo.
E’ autore di lavori satirici ed ha scritto per il teatro, il cinema e la televisione, facendo il duro mestiere del “Ghost-Writer” Appassionato di storia antica e studioso del Medioevo, da sempre è affascinato dai racconti gotici, il cinema horror di qualità e dagli innumerevoli misteri che affollano il cammino dell’umanità.
Negli ultimi anni, si è dedicato al design grafico animato e all’editing musicale con applicazioni nel multimediale e nella realizzazione di scenari virtuali, promo e spot radio-televisivi “low cost”..
Convinto assertore e sostenitore “della prima ora” del web e dei fenomeni ad esso connessi, sin dal 1997, si è dedicato allo studio dei cambiamenti indotti dalla Rete nell’ambito della comunicazione commerciale con oltre 300 siti realizzati ed innumerevoli iniziative aziendali legate al mondo Internet.
Oggi, insieme ad un team di professionisti, offre consulenza e creatività a svariate aziende.
E’ promotore del progetto UNIVERSITA’ DELLE IDEE, il primo ”open source” della formazione on line completamente gratuito.

Francesco C. Verrina ha già pubblicato (ufficialmente):

RISUS SINE PAUSA – Rilettura della Storia in chiave umoristica – Guerra Edizioni, Perugia, 1991

MANDATORICCIO –Storia e Leggenda – DDE, Milano, 1998

CORCIANO – Eroi e Cavalieri, tra Storie e Leggende – A Fumetti - Edizioni Studio 2 Erre, Città di Castello, 1999

MANDATORICCIO – Storia e Leggenda – A Fumetti - Edizioni Studio 2 Erre, Città di Castello, 2000

FARE PUBBLICITA’ “Nell’epoca del sesto senso”
ADV News Edizioni, Perugia, 2008

OPUS ROUGE’ “Prete e Demonologo” (Nove Storie Fantastiche)
ADV News Edizioni, Perugia, 2008



 

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IIL NOSTRO LIBRO SULLA DISCO MUSIC

DISCO MUSIC - THE WHOLE WORLD DANCING

La DISCO MUSIC ha lasciato un solco profondo nella storia della musica contemporanea, sia per “qualità” che per “quantità” (otre settantamila titoli nell’arco di un decennio). In verità, all’inizio degli anni '70, accadde qualcosa che ha modificato in maniera irreversibile il modo di intendere e fruire i “prodotti musicali destinati alle piste da ballo”. Il nuovo stile, infatti, non era solo un ballo o uno specifico genere di musica, ma diventò, ben presto, un variegato microcosmo legato ad un preciso modo d’interpretare la vita ed il consumo di tempo libero, di vestirsi, di atteggiarsi; soprattutto, per la prima volta, questa “nuova liturgia del movimento” si consumava con collettiva ritualità in dei veri e propri templi della danza e del divertimento denominati “discoteche”, ma, ancor prima, in dei "loft", improvvisati locali da ballo ante-litteram, ricavati da appartamenti o scantinati e frequentati in massima parte da neri, ispanici, omosessuali ed italo-americani. Si potrebbe affermare che eclettici artefici di rhythm & blues dal sangue troppo bollente e jazzisti dalla fantasia creativa assai elastica combinarono l'affare del secolo. Furono, subito, in molti, i produttori pronti a scommettere sul “genere”, così i primi microsolchi, dalla ritmica evidente e con giri di basso marcati, conquistarono le classifiche, ma soprattutto avvinsero il cuore e le gambe di milioni di giovani. Il "prodotto" aveva in sé qualcosa di dannato e di divino al contempo: un lampo di pura genialità, una forza ammaliante, un’innocente evasione ed una lasciva tentazione sempre in perfetto equilibrio. La novella Musa delle piste da ballo si offriva agli adepti, centrifugandone le emozioni in una sorta di delicata pietanza, spalmabile sulle orecchie, un'irresistibile zuccherino, ma ipnotico ed avvolgente. La disco, procedendo con levità, a differenza di altri media di intrattenimento, mostrava una naturale inclinazione ad unire persone di differente colore, razza, ideologia, religione, preferenza sessuali e situazione economica, in un dialogo ecumenico fatto di musica e ballo in grado di trascendere molte limitazioni imposte dai pregiudizi della vita quotidiana. Una rivoluzione pacifica all’insegna dell’insostenibile leggerezza dell’essere. Sul versante pop-rock, gli anni '60 avevano concluso il loro ciclo con una serie di avvenimenti negativi a catena: lo scioglimento dei Beatles, la morte di Janis Joplin, Jimi Hendrix e Jim Morrison, ma soprattutto la consapevolezza che il tempo della grande illusione, ossia cambiare il mondo con le canzoni, fosse finito. II cadavere del vecchio rock pesava sul nuovo decennio come un macigno, mentre la “disco”, procedendo a “pie’ leggero” al pari delle divinità olimpiche, si fece largo tra i giovani e non solo. A partire dai primi anni ’70, i riflettori cominciarono ad accendersi su altri soggetti: sulle minoranze ( soprattutto nere) in fase di emancipazione e i giovani della “working class”. Quando i gay (ma anche i neri, gli ispanici, gli italo-americani, le donne) individuarono la via per uscire dal ghetto, si ritrovarono, quasi per incanto, in un mondo di edonismo, musica, lustrini e luci pulsanti, catapultati dal buio della povertà e della precarietà della vita in strada su un palco illuminato da mille luci, un gigantesco parco giochi dove tutto sembrava possibile: in primis, il riscatto sociale. La disco, a parte l’importanza musicale, nacque e si sviluppò per sostenere un nuovo settore economico: nell'America della crisi petrolifera e lacerata dal Vietnam, servivano investimenti ed un clima di ottimismo (non si sono venduti mai più tanti dischi, quanto nel periodo dominato dalla disco music). In questo quadro s’inserirono i tanti mutamenti sociali, legati all’evoluzione della cultura musicale dei neri, alla modernizzazione del soul, al nuovo ruolo delle minoranze, alla liberazione sessuale, ai mutamenti nell'uso del tempo libero e alle moderne esigenze del ceto medio. Fino alla fine degli anni 60, il fenomeno “clubbing” era stato un'altra faccenda, essendo riservato solo al jet-set e alle presunte celebrità. In America come in Europa, le serate nei clubs si fondavano su una connotazione glamour ed esclusiva, finalizzate ad alimentare il lavoro dei paparazzi, a placare le vogliosità di cacciatori di autografi ed a riempire l’immaginario popolare con le facce di gente con tanti capelli e poca testa o con un cervello a basso contenuto di neuroni: pletore di starlet sempre in saldo e narcisisti alla fiera delle vanità. La disco, almeno nella sua prima fase di sviluppo, si lega a taluni mutamenti che investirono in pieno gli Afro-americani. Pur non determinando o influenzando i vari fenomeni sociali ed economici, che portarono ad un generale miglioramento delle condizioni di vita della gente di colore, ne seppe amplificare i significati, facendo da cassa di risonanza a quel cambiamento che, soprattutto nella musica, sembrava dare i suoi frutti migliore: prima dell’avvento della “disco”, non si erano mai visti in giro, per le classifiche o negli scaffali dei negozi di dischi, tanti “artisti neri condivisi”, ossia accettati e ballati col medesimo trasporto emotivo sia dai bianchi che dai neri. Quella musica, apparentemente frivola e leggiadra, nonchè foriera di una sorta di “trionfo dell’ottimismo nero”, ben si adattava ad un piacevole clima di ascesa verso la vetta della scala sociale. La disco fu un paradigma, un modello ineluttabile, in cui la componente “sotterranea” finì presto con l’assopirsi, asservendosi alle leggi di mercato. Anche il rock, nelle sue molteplici accezioni, aveva fatto lo stesso. Così la disco-music, in particolare per la forte incidenza in termini mercantili, riuscì a condizionare un'epoca. Ovviamente si ballava anche prima, ma dagli anni ’70 in poi, si balla ininterrottamente alla stessa maniera, ossia in 4/4: cambiano solo i suoni e le tecnologie. Dopo il 1977, da fenomeno d'elite, la disco si trasformò in forma immediata e facilmente fruibile di musica popolare, aprendo una seconda fase nella vita di un “soggetto vincente”, che, da oltre cinque anni, stava inducendo ed imponendo sostanziali mutamenti al mercato della musica giovanile di consumo. In particolare, l’affermazione dell’Eurodisco, lo “sbiancamento” dei moduli espressivi e l’eccessivo uso di elettronica e di ritmiche ossessive condussero presto ad una iper-produzione ripetitiva e alla banalizzazione del fenomeno stesso. La disco-music, per certi versi, rimane un universo ancora sottovalutato, forse perché misconosciuto, almeno nella sua componente “sociale”, “razziale” ed “underground”. Il fatto di continuare identificarla solo con il “travoltismo e la “Saturday Night Fever” o con i “saltelloni” dei Village People, significa perseverare in un madornale errore di valutazione storica.

Francesco C. Verrina