The Whole World's Dancing
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DiISCO MUSIC - 382 Pagine
Editore: Adv News Edizioni
Copyright: © 2009 ADV News Edizioni
Edizione: Prima Edizioni
NOTE SULL'AUTORE
Francesco Cataldo Verrina, è un Pubblicitario TPP (Associazione
Italiana Pubblicitari Professionisti).
Nato in Calabria, da oltre trent’anni, vive e lavora in
Umbria.
Ha fatto studi umanistici ad indirizzo sociologico,
approfondendo costantemente le proprie conoscenze sulla
comunicazione attraverso un costante “personal upgrade”,
fatto di partecipazione attiva a convegni, seminari,
ricerche e corsi di formazione, in particolare
sull’evoluzione delle nuove tecnologie audiovisive, i
new-media elettronici, i linguaggi e le tecniche di
scrittura creativa.
Dotato di una naturale predisposizione alla scrittura e
sospinto da un costante eclettismo creativo, si è cimentato
in quasi tutti i settori della comunicazione: speaker, DJ,
animatore ed autore radiofonico. Per oltre un ventennio, ha,
costantemente, alternato la conduzione a quella di direttore
artistico, copy-writer ed inventore di svariati format. (oltre
15.000 testi realizzati per la radio). Ha collaborato con
numerose testate su argomenti riguardanti la musica, la
comunicazione e lo spettacolo.
E’ autore di lavori satirici ed ha scritto per il teatro, il
cinema e la televisione, facendo il duro mestiere del
“Ghost-Writer” Appassionato di storia antica e studioso del
Medioevo, da sempre è affascinato dai racconti gotici, il
cinema horror di qualità e dagli innumerevoli misteri che
affollano il cammino dell’umanità.
Negli ultimi anni, si è dedicato al design grafico animato e
all’editing musicale con applicazioni nel multimediale e
nella realizzazione di scenari virtuali, promo e spot radio-televisivi
“low cost”..
Convinto assertore e sostenitore “della prima ora” del web e
dei fenomeni ad esso connessi, sin dal 1997, si è dedicato
allo studio dei cambiamenti indotti dalla Rete nell’ambito
della comunicazione commerciale con oltre 300 siti
realizzati ed innumerevoli iniziative aziendali legate al
mondo Internet.
Oggi, insieme ad un team di professionisti, offre consulenza
e creatività a svariate aziende.
E’ promotore del progetto UNIVERSITA’ DELLE IDEE, il primo
”open source” della formazione on line completamente
gratuito.
Francesco C. Verrina ha già pubblicato (ufficialmente):
RISUS SINE PAUSA – Rilettura della Storia in chiave
umoristica – Guerra Edizioni,
MANDATORICCIO –Storia e Leggenda – DDE, Milano,
CORCIANO – Eroi e Cavalieri, tra Storie e Leggende – A
Fumetti - Edizioni Studio 2 Erre,
MANDATORICCIO – Storia e Leggenda – A Fumetti - Edizioni
Studio 2 Erre
FARE PUBBLICITA’ “Nell’epoca del sesto senso”
ADV News Edizioni, Perugia, 2008
OPUS ROUGE’ “Prete e Demonologo” (Nove Storie Fantastiche)
ADV News Edizioni, Perugia, 2008
IL SEGRETO DI GIULIO CESARE - Racconto Storico- Kriterius Edizioni
LA COMUNICAZIONE DI PLASTICA - Pubblicitari sull'orlo di una crisi di nervi - Kriterius Edizioni
HUMUS, LA FRITTATA DI WOODY
ALLEN (Umoristico) . Kriterius Edizioni
.
DISCO MUSIC - THE WHOLE WORLD DANCING
La DISCO MUSIC ha lasciato un solco profondo nella
storia della musica contemporanea, sia per “qualità”
che per “quantità” (otre settantamila titoli
nell’arco di un decennio). In verità, all’inizio
degli anni '70, accadde qualcosa che ha modificato
in maniera irreversibile il modo di intendere e
fruire i “prodotti musicali destinati alle piste da
ballo”. Il nuovo stile, infatti, non era solo un
ballo o uno specifico genere di musica, ma diventò,
ben presto, un variegato microcosmo legato ad un
preciso modo d’interpretare la vita ed il consumo di
tempo libero, di vestirsi, di atteggiarsi;
soprattutto, per la prima volta, questa “nuova
liturgia del movimento” si consumava con collettiva
ritualità in dei veri e propri templi della danza e
del divertimento denominati “discoteche”, ma, ancor
prima, in dei "loft", improvvisati locali da ballo
ante-litteram, ricavati da appartamenti o scantinati
e frequentati in massima parte da neri, ispanici,
omosessuali ed italo-americani. Si potrebbe
affermare che eclettici artefici di rhythm & blues
dal sangue troppo bollente e jazzisti dalla fantasia
creativa assai elastica combinarono l'affare del
secolo. Furono, subito, in molti, i produttori
pronti a scommettere sul “genere”, così i primi
microsolchi, dalla ritmica evidente e con giri di
basso marcati, conquistarono le classifiche, ma
soprattutto avvinsero il cuore e le gambe di milioni
di giovani. Il "prodotto" aveva in sé qualcosa di
dannato e di divino al contempo: un lampo di pura
genialità, una forza ammaliante, un’innocente
evasione ed una lasciva tentazione sempre in
perfetto equilibrio. La novella Musa delle piste da
ballo si offriva agli adepti, centrifugandone le
emozioni in una sorta di delicata pietanza,
spalmabile sulle orecchie, un'irresistibile
zuccherino, ma ipnotico ed avvolgente. La disco,
procedendo con levità, a differenza di altri media
di intrattenimento, mostrava una naturale
inclinazione ad unire persone di differente colore,
razza, ideologia, religione, preferenza sessuali e
situazione economica, in un dialogo ecumenico fatto
di musica e ballo in grado di trascendere molte
limitazioni imposte dai pregiudizi della vita
quotidiana. Una rivoluzione pacifica all’insegna
dell’insostenibile leggerezza dell’essere. Sul
versante pop-rock, gli anni '60 avevano concluso il
loro ciclo con una serie di avvenimenti negativi a
catena: lo scioglimento dei Beatles, la morte di
Janis Joplin, Jimi Hendrix e Jim Morrison, ma
soprattutto la consapevolezza che il tempo della
grande illusione, ossia cambiare il mondo con le
canzoni, fosse finito. II cadavere del vecchio rock
pesava sul nuovo decennio come un macigno, mentre la
“disco”, procedendo a “pie’ leggero” al pari delle
divinità olimpiche, si fece largo tra i giovani e
non solo. A partire dai primi anni ’70, i riflettori
cominciarono ad accendersi su altri soggetti: sulle
minoranze ( soprattutto nere) in fase di
emancipazione e i giovani della “working class”.
Quando i gay (ma anche i neri, gli ispanici, gli
italo-americani, le donne) individuarono la via per
uscire dal ghetto, si ritrovarono, quasi per incanto,
in un mondo di edonismo, musica, lustrini e luci
pulsanti, catapultati dal buio della povertà e della
precarietà della vita in strada su un palco
illuminato da mille luci, un gigantesco parco giochi
dove tutto sembrava possibile: in primis, il
riscatto sociale. La disco, a parte l’importanza
musicale, nacque e si sviluppò per sostenere un
nuovo settore economico: nell'America della crisi
petrolifera e lacerata dal Vietnam, servivano
investimenti ed un clima di ottimismo (non si sono
venduti mai più tanti dischi, quanto nel periodo
dominato dalla disco music). In questo quadro
s’inserirono i tanti mutamenti sociali, legati
all’evoluzione della cultura musicale dei neri, alla
modernizzazione del soul, al nuovo ruolo delle
minoranze, alla liberazione sessuale, ai mutamenti
nell'uso del tempo libero e alle moderne esigenze
del ceto medio. Fino alla fine degli anni 60, il
fenomeno “clubbing” era stato un'altra faccenda,
essendo riservato solo al jet-set e alle presunte
celebrità. In America come in Europa, le serate nei
clubs si fondavano su una connotazione glamour ed
esclusiva, finalizzate ad alimentare il lavoro dei
paparazzi, a placare le vogliosità di cacciatori di
autografi ed a riempire l’immaginario popolare con
le facce di gente con tanti capelli e poca testa o
con un cervello a basso contenuto di neuroni:
pletore di starlet sempre in saldo e narcisisti alla
fiera delle vanità. La disco, almeno nella sua prima
fase di sviluppo, si lega a taluni mutamenti che
investirono in pieno gli Afro-americani. Pur non
determinando o influenzando i vari fenomeni sociali
ed economici, che portarono ad un generale
miglioramento delle condizioni di vita della gente
di colore, ne seppe amplificare i significati,
facendo da cassa di risonanza a quel cambiamento che,
soprattutto nella musica, sembrava dare i suoi
frutti migliore: prima dell’avvento della “disco”,
non si erano mai visti in giro, per le classifiche o
negli scaffali dei negozi di dischi, tanti “artisti
neri condivisi”, ossia accettati e ballati col
medesimo trasporto emotivo sia dai bianchi che dai
neri. Quella musica, apparentemente frivola e
leggiadra, nonchè foriera di una sorta di “trionfo
dell’ottimismo nero”, ben si adattava ad un
piacevole clima di ascesa verso la vetta della scala
sociale. La disco fu un paradigma, un modello
ineluttabile, in cui la componente “sotterranea”
finì presto con l’assopirsi, asservendosi alle leggi
di mercato. Anche il rock, nelle sue molteplici
accezioni, aveva fatto lo stesso. Così la
disco-music, in particolare per la forte incidenza
in termini mercantili, riuscì a condizionare
un'epoca. Ovviamente si ballava anche prima, ma
dagli anni ’70 in poi, si balla ininterrottamente
alla stessa maniera, ossia in 4/4: cambiano solo i
suoni e le tecnologie. Dopo il 1977, da fenomeno
d'elite, la disco si trasformò in forma immediata e
facilmente fruibile di musica popolare, aprendo una
seconda fase nella vita di un “soggetto vincente”,
che, da oltre cinque anni, stava inducendo ed
imponendo sostanziali mutamenti al mercato della
musica giovanile di consumo. In particolare,
l’affermazione dell’Eurodisco, lo “sbiancamento” dei
moduli espressivi e l’eccessivo uso di elettronica e
di ritmiche ossessive condussero presto ad una
iper-produzione ripetitiva e alla banalizzazione del
fenomeno stesso. La disco-music, per certi versi,
rimane un universo ancora sottovalutato, forse
perché misconosciuto, almeno nella sua componente “sociale”,
“razziale” ed “underground”. Il fatto di continuare
identificarla solo con il “travoltismo e la
“Saturday Night Fever” o con i “saltelloni” dei
Village People, significa perseverare in un
madornale errore di valutazione storica.
Francesco C. Verrina