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  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  THE VILLAGE PEOPLE

Se qualcuno adora ancora le feste “disco”, il merito va ai Village People, ma, per contro, se altri odiano gli anni’70, è perché esistono canzoni come quelle dei Village People. Il loro nome, letteralmente “la gente del villaggio”, si riferisce probabilmente al Greenwich Village di New York, luogo frequentato da omosessuali. Per comprendere meglio l’iconografia della gang, basta dare un’occhiata alla copertina del loro album “Macho Man”. Essi si mostrano come un'accozzaglia di estrosi personaggi, pacchiani e fantasiosi che sanno tanto di presa in giro del mondo della “disco” e dei "discotecomani", mondo in cui le stranezze erano d'obbligo, come lo smoking a teatro. Qualora vi fosse stata questa venatura pseudo-satirica, iconoclasta nei confronti del “sancta sanctorum” del genere trattato o auto-ironica, i Village People sarebbero stati davvero un fenomeno da ascrivere agli annali della musica. In realtà, fu un’operazione studiata a tavolino, pratica molto diffusa in ambito euro-disco, che nulla aveva a che fare con il pentagramma: nessuno di loro era in grado di strimpellare uno straccio di strumento. In realtà, furono una trovata alquanto geniale e redditizia in termini “mercantili”, ma più che un gruppo musicale, vanno considerati come una “coreografia” a metà strada tra la volgarità ed cattivo gusto, un teatrino degli eccessi in mondo qual’era quello della disco di fine anni ’70 dove poteva accadere tutto ed il contrario di tutto:basti pensare a Randy Jones, il "cowboy", con un perfetto equipaggiamento da vaquero, David "Scar" Hodo, il Construction Worker, Felipe Rose, l'Indiano, pennuto e piumato, Glenn Hughes, l'Uomo-di-Pelle, in tenuta di pelle, Alexander Briley, un impeccabile militare, Victor Willis, la splendente Stiperstar, con l'immancabile camicia di lustrini e stivali neri, "0ff Icer of Love", il lead vocalist e l'autore dei testi delle canzoni. Ma soprattutto, la stella di sceriffo va al membro silenzioso del gruppo, Jacques Morali, l’uomo ombra, la mente, il demiurgo, un francese che mise insieme la band nel 1977 con la complicità di Victor Willis per stesura dei brani. I Village People - tutti esclusivamente cantanti - all’epoca vennero definiti da Dick Clark come "il gruppo più eccitante che fosse mai apparso sulla scena dagli anni cinquanta". Dave Hodo, il Construction Worker, affermava che non si trattava solo "un cast balzato fuori da uno show di Broadway". Ma i Viiiage People ci tenevano a ricordare che non erano soltanto un'accozzaglia di facce simpatiche: vantano un glorioso passato come artisti. Ad esempio, Victor Willis aveva preso parte a numerosi musicals di Broadway, compreso “The Wiz”, Randy Jones aveva avuto un passato di ballerino ed era apparso persino alla TV in varie trasmissioni, Glenn Hughes aveva messo in scena addirittura un suo dramma, Felice Rose era un ballerino professionista ed Alexander Briley, un brillante interprete di canzonette. Forse, tutti talenti incompresi, o mediocri fortunati, finché con il primo album, “Village People”, non raggiunsero il successo, e il singolo "San Francisco/Hollywood" venne decretato dal Disco Forum di Billboard, “Disco Single of the Year 1978”. Le discoteche, soprattutto in piena epoca post-travoltina, li acclamaromo come una sorta di carburante per le serate di festa. I Village People erano sinonimo di trenini, marcette e gestualità varie, con loro le piste da ballo si trasformavano in una sorta di “Carnevale di Rio”, mentre il DJ esclamava il classico “su le mani!”. Il guaio è che a distanza di trent’anni, il fenomeno persiste. Tra i vari tormentoni ricordiamo “Go West”, “In the Navy”, “Macho Man”, e poi naturalmente YMCA, dedicata all'omonima Young Men's Christian Association, straordinario successo, martellatissima e diffusissima, ancora oggi, immancabile nei “disco-parties” e negli eventi musicali organizzati dappertutto in memoria dei “fragorosi anni ‘70”. Nel 1980 girarono il film Can't stop the music, con annessa colonna sonora, diretto da Nancy Walker con Steve Guttenberg. L’intento era quello di rinverdire i fasti della “Febbre del Sabato Sera”, ma divenne il primo “flop” commerciale della loro carriera. Nel 1981, tentarono un salto di qualità, negli ambienti si vociferava, che avessero, addirittura, cominciato a studiare musica e canto. Il risultato fu “Renaissance”, un album dignitoso e musicalmente maturo che nulla aveva a che spartire con il “saltelloni” precedenti. Il titolo era emblematico, ma venne accolto con una certa indifferenza. Volendo, comunque, dare a Cesare quel che è di Cesare, “Do You Wanna Spend The Night”, forse, potrebbe essere considerata come una delle dance-song più belle di tutti i tempi. Il produttore Jacques Morali muore per Aids nel 1991, mentre uno dei cantanti, Glenn Hughes (il biker), scompare nel 2001. Il mito dei Village People  continua a sedurre appassionati e musicisti di tutto il mondo, non ultimi gli U2,  che nel 1987 ne hanno fatto una parodia nel video di "Discotheque".

Discografia Consigliata

Village People (1977)
Macho Man (1978)
Cruisin' (1978)
Go West (1979)
Can't Stop The Music (1980)
Renaissance (1981)
Sex Over The Phone (1985)
 

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