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THE
VILLAGE PEOPLE
Se qualcuno adora ancora
le feste “disco”, il merito va ai Village People, ma, per contro, se altri
odiano gli anni’70, è perché esistono canzoni come quelle dei Village People. Il
loro nome, letteralmente “la gente del villaggio”, si riferisce probabilmente al
Greenwich Village di New York, luogo frequentato da omosessuali. Per comprendere
meglio l’iconografia della gang, basta dare un’occhiata alla copertina del loro
album “Macho Man”. Essi si mostrano come un'accozzaglia di estrosi personaggi,
pacchiani e fantasiosi che sanno tanto di presa in giro del mondo della “disco”
e dei "discotecomani", mondo in cui le stranezze erano d'obbligo, come lo
smoking a teatro. Qualora vi fosse stata questa venatura pseudo-satirica,
iconoclasta nei confronti del “sancta sanctorum” del genere trattato o
auto-ironica, i Village People sarebbero stati davvero un fenomeno da ascrivere
agli annali della musica. In realtà, fu un’operazione studiata a tavolino,
pratica molto diffusa in ambito euro-disco, che nulla aveva a che fare con il
pentagramma: nessuno di loro era in grado di strimpellare uno straccio di
strumento. In realtà, furono una trovata alquanto geniale e redditizia in
termini “mercantili”, ma più che un gruppo musicale, vanno considerati come una
“coreografia” a metà strada tra la volgarità ed cattivo gusto, un teatrino degli
eccessi in mondo qual’era quello della disco di fine anni ’70 dove poteva
accadere tutto ed il contrario di tutto:basti pensare a Randy Jones, il
"cowboy", con un perfetto equipaggiamento da vaquero, David "Scar" Hodo, il
Construction Worker, Felipe Rose, l'Indiano, pennuto e piumato, Glenn Hughes, l'Uomo-di-Pelle,
in tenuta di pelle, Alexander Briley, un impeccabile militare, Victor Willis, la
splendente Stiperstar, con l'immancabile camicia di lustrini e stivali neri,
"0ff Icer of Love", il lead vocalist e l'autore dei testi delle
canzoni. Ma
soprattutto, la stella di sceriffo va al membro silenzioso del gruppo, Jacques
Morali, l’uomo ombra, la mente, il demiurgo, un francese che mise insieme la band
nel 1977 con la complicità di Victor Willis per stesura dei brani. I Village
People - tutti esclusivamente cantanti - all’epoca vennero definiti da Dick
Clark come "il gruppo più eccitante che fosse mai apparso sulla scena dagli anni
cinquanta". Dave Hodo, il Construction Worker, affermava che non si trattava
solo "un cast balzato fuori da uno show di Broadway". Ma i Viiiage People ci
tenevano a ricordare che non erano soltanto un'accozzaglia di facce simpatiche:
vantano un glorioso passato come artisti. Ad esempio, Victor Willis aveva preso
parte a numerosi musicals di Broadway, compreso “The Wiz”, Randy Jones aveva
avuto un passato di ballerino ed era apparso persino alla TV in varie
trasmissioni, Glenn Hughes aveva messo in scena addirittura un suo dramma,
Felice Rose era un ballerino professionista ed Alexander Briley, un brillante
interprete di canzonette. Forse, tutti talenti incompresi, o mediocri fortunati,
finché con il primo album, “Village People”, non raggiunsero il successo, e il
singolo "San Francisco/Hollywood" venne decretato dal Disco Forum di Billboard,
“Disco Single of the Year 1978”. Le discoteche, soprattutto in piena epoca
post-travoltina, li acclamaromo come una sorta di carburante per le serate di
festa. I Village People erano sinonimo di trenini, marcette e gestualità varie,
con loro le piste da ballo si trasformavano in una sorta di “Carnevale di Rio”,
mentre il DJ esclamava il classico “su le mani!”. Il guaio è che a distanza di
trent’anni, il fenomeno persiste. Tra i vari tormentoni ricordiamo “Go West”,
“In the Navy”, “Macho Man”, e poi naturalmente YMCA, dedicata all'omonima Young
Men's Christian Association, straordinario successo, martellatissima e
diffusissima, ancora oggi, immancabile nei “disco-parties” e negli eventi
musicali organizzati dappertutto in memoria dei “fragorosi anni ‘70”. Nel 1980
girarono il film Can't stop the music, con annessa colonna sonora, diretto da
Nancy Walker con Steve Guttenberg. L’intento era quello di rinverdire i fasti
della “Febbre del Sabato Sera”, ma divenne il primo “flop” commerciale della
loro carriera. Nel 1981, tentarono un salto di qualità, negli ambienti si
vociferava, che avessero, addirittura, cominciato a studiare musica e canto. Il
risultato fu “Renaissance”, un album dignitoso e musicalmente maturo che nulla
aveva a che spartire con il “saltelloni” precedenti. Il titolo era emblematico,
ma venne accolto con una certa indifferenza. Volendo, comunque, dare a Cesare
quel che è di Cesare, “Do You Wanna Spend The Night”, forse, potrebbe essere
considerata come una delle dance-song più belle di tutti i tempi. Il produttore
Jacques Morali muore per Aids nel 1991, mentre uno dei cantanti, Glenn Hughes
(il biker), scompare nel 2001. Il mito dei Village People continua a
sedurre appassionati e musicisti di tutto il mondo, non ultimi gli U2, che
nel 1987 ne hanno fatto una parodia nel video di "Discotheque".
Discografia Consigliata
Village People (1977)
Macho Man (1978)
Cruisin' (1978)
Go West (1979)
Can't Stop The Music (1980)
Renaissance (1981)
Sex Over The Phone (1985)
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