PLAY THE RADIO   

  DISCO & FUNK INFO

 

  MOTOWN: QUANDO LA DANCE SI CHIAMAVA SOUL! (Antagonismo e similitudine con il Memphis sound). Nel momento in cui gli anni '50 rifluirono nei '60...

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  FRANCIS GRASSO: L'UOMO CHE INVENTO' LA DISCO MUSIC (Il piccolo DJ di sangue italico che inventò il mixing)  ANTEFATTO: Fino ad allora, il campo di battaglia dei più feroci...
 

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  DAVID MANCUSO: PROFETA DEL NO MIX. David Mancuso non è uno consueto. Non lo è mai stato. Per i dj con un po’ di coscienza del proprio mestiere David Mancuso è una specie di figura paterna...

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  ROSKO E I SUOI FRATELLI: IL ROCK DA DISCOTECA . E' superfluo dirlo: il primo rock non si scorda mai! Lo si può constatare in una qualsiasi discoteca, durante una festa Anni ’70...

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  WELCOME TO "ONE NATION UNDER A GROOVE"

  SLY STONE (& THE FAMILY)

Inserire Sly & The Family Stone, in un contesto legato essenzialmente alla musica da ballo, potrebbe apparire come un’eresia, un affronto alla musica “impegnata”, soprattutto se si considera la loro partecipazione al Festival di Woodstock. In realtà, le canzoni di Sly e famiglia non sfuggono a quella che era la principale caratteristica, almeno ad una prima superficiale valutazione, della musica prodotta da gente di colore: un naturale ed elevato gradiente di ballabilità. Quando le discoteche ed i loro cerimonieri, ossia i DJs, erano agli albori, molti dei pezzi di Sly & The Family Stone, riempirono le piste da ballo. No si dimentichi che il suo principale socio in affari Larry Graham (che in seguito formerà i Graham Central Station, proponendo una miscela di funk ipnotico e psichedelico con una strizzatine d’occhio e d’orecchio alle piste da ballo)) è considerato uno dei migliori bassisti funk di tutti i tempi. Il Complesso, di estrazione californiana, si forma nel 1967 attorno alla figura di Sly Stone (ex disk-jockey, session-man, produttore, arrangiatore e ottimo poli-strumentista), e potrebbe essere definito come un gruppo di psychedelic-soul o funk-rock, a causa dell’estrema varietà di stili e sfumature contenute nella musica di questa specie di famiglia, che vede uniti tre fratelli e un cugino. Ecco la formazione: Sly Stone, voce/tastiere/chitarra; Rose Stone, voce/piano elettrico; Freddie Stone, voce/chitarra; Larry Graham-jr., voce/basso; Jerry Martini, sax/clarino/flauto/tastiere; Cynthia Robinson, voce/tromba; Greg Errico, batteria, che qualche tempo più tardi, farà parte dei Weather Report, altro gruppo molto interessato alle “fusioni a caldo” tra i vari generi musicali. Insieme cercano di mediare le esigenze sia del pubblico nero sia di quello bianco, suonando di fronte a ogni tipo di audience, passando dal soul all’acid rock, dal jazz funkoide alle più avanzate concezioni musica-spettacolo di tipo psichedelico con ingredienti divertenti, quali gag, battute, giochi di parole e ogni sorta di trovate improntate al più matto umorismo. Sostituiscono le parole delle canzoni, per esempio in “Elianor Rigby”; o schiamazzano come galline spaventate in un pollaio in “Chicken”. Il merito di Sly & The Family Stone fu proprio quello di aver saputo gettare un ponte tra la musica bianca e la musica nera, inventando un vero e proprio “melting-pot” musicale: arrangiamenti complessi, quattro cantanti solisti, l’intreccio di strumenti a fiato, le trame ritmiche ipnotiche, il fraseggio a tratti jazzistico in momento in cui l’R&B, travasava la sua “rabbia metropolitana” nel rock e quest’ultimo si appropriava, nuovamente, di taluni stilemi tipicamente “neri” al fine di ritrovare nuova linfa creativa e vitale. Lo stesso “linguaggio” utilizzato dalla band assomigliava molto alla “rivoluzione di San Francisco”. Il primo 45 di successo, “Dance to the Music” li sprona a seguire la strada intrapresa; la conferma arriva alla fine del 1968 con “Everyday People”, 45 d’oro come l’Lp che lo contiene, “Stand”, comprendente pure “I Want to Take You Higher”, altro successo portato da Sly e compagni a Woodstock, dove vengono acclamati a furor di popolo: essi rappresentavano i fratelli neri, pronti ad unirsi ai fratelli bianchi contro il retrogrado l’establishment americano, specializzato nelle “segregazioni” razziali e musicali. A partire, dal 1970, le cose non si mettono molto bene: dopo il discusso Lp “There’s a Riot Going on” che Sly Stone praticamente si autodedica, incominciano le defezioni, i cambiamenti e le solite sostituzioni, insomma i primi segni di decadenza. Gli ultimi tre album furono solo il pallido ricordo della vitalità di un tempo e i vari rimpiazzamenti non servirono a nulla, soprattutto perché lo scenario musicale era assai mutato: la black-music, nel senso dell’R&B, si evolveva verso il funk o la primigenia “disco”; mentre sul versante pop-rock, la sperimentazione ed i “barocchismi” iniziavano a sostituire progressivamente l’energia del “primitivo rollin”. Al di là delle evidenti contraddizioni, Sly & The Family Stone, restano una delle formazioni più importanti della storia della musica contemporanea nel senso più “ecumenico” del termine. Il loro stile innovativo e privo di regole e schemi preconcetti, è stato sempre “paradigmatico” per una miriade di artisti di colore e non solo: Cameo, Prince, Jamiroquai ed altri interessati ad oltrepassare la barriera che divide soul, rock, disco-dance, funk e jazz. Il crogiolo di razze e di stili fu una prerogativa insita nella natura di Sly & The Family Stone, una delle prime band "miste", formate da donne e uomini bianchi e di colore.


Discografia Consigliata

Dance to the Music (1968), Epic
LiIe (1968), Epic
Stand (1969),Epic
Fresh (1973), CBS;
SmalI Taik (1974), CBS.

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